LETTERE DEL PRESIDENTE |8| IL Centro Espositivo “LEO”- LEV e SAN PANTA”LEO”

28 Luglio 2020

Ringrazio Nicola Baronti e Alessandro Vezzosi per il gradito invito alla “Serata di presentazione della candidatura di San Pantaleo, luogo del cuore FAI 2020”, di cui sono stati principali protagonisti.

E’ stata una serata insolitamente fredda per un 24 luglio di piena estate, ma lo è stata soltanto per il clima meteorologico. Il calore delle persone presenti nei confronti dell’iniziativa condotta da Nicola Baronti  e arricchita dall’intervento di Alessandro Vezzosi, del Sindaco di Vinci Giuseppe Torchia e vari altri ospiti, anche in video, è stato di particolare intensità.

Anche il Centro Leo-Lev intende, oltre a rendersi disponibile per favorire la raccolta delle firme, esprimere apprezzamento per questa iniziativa, che a suo tempo ha visto l’appoggio assieme a Vezzosi anche del Professore Carlo Pedretti, per il recupero e la valorizzazione di questo luogo dove ha vissuto la madre di Leonardo da Vinci, Caterina, dopo la nascita del piccolo Leonardo e la creazione di una nuova famiglia con l’ Accattabriga.

Sembra da studi ed ipotesi che il giovanissimo Leonardo percorresse il sentiero che da Vinci conduceva e conduce al borgo di San Pantaleo, tanto da far intitolare tale percorso “La via di Caterina”.

Nello spirito di valorizzazione di questa iniziativa e della figura della madre di Leonardo, di cui lo studio pubblicato da Renzo Cianchi col contributo di Agnese Sabato rimane una pietra miliare, propongo i contenuti di un romanzo che descrive proprio quel sentiero.

Si tratta del romanzo, sebbene va detto che è stato scritto a seguito di studi profondi sui luoghi e sui personaggi, dello scrittore russo Dimitri Mereskovskij del 1901 di cui sono in possesso di una copia in italiano del 1933.

In quel libro, l’autore così descrive il tragitto che Leonardo percorreva per raggiungere la madre e le sue emozioni di bambino:

La casetta in cui viveva Caterina col marito era poco lontana dalla villa di ser Antonio. Dopo mezzogiorno, mentre il nonno riposava e Accattabriga andava coi buoi a lavorare nei campi, il fanciullo attraversava il vigneto, scavalcava il muricciolo e correva dalla madre. Essa lo aspettava, seduta sui gradini d’ingresso, col fuso in mano, e vedendolo da lontano gli tendeva le braccia. […] Il massimo piacere, però, lo traevano nei loro incontri notturni. Nelle serate estive, il vecchio Accattabriga si recava all’osteria o da qualche compare di sua conoscenza per una partita di aliossi. Allora, Leonardo  si alzava pian piano dal letto di famiglia, nel quale dormiva accanto alla nonna Lucia; mezzo vestito apriva, senza fare rumore, le imposte della finestra, usciva, scendeva a terra scivolando lungo i rami di un grosso fico, vecchio e ombroso, e si metteva a correre verso la casa di Caterina. Dolci gli erano il freddo dell’erba rugiadosa, le grida degli uccelli notturni, il bruciore che gli cagionavano le ortiche e persino i sassi aguzzi che gli tagliavano i piedi scalzi; lo divertivano lo scintillio delle stelle lontane, il timore che la nonna, svegliandosi per caso, avesse a notare la sua assenza, e il mistero degli abbracci che parevano peccaminosi, quando, balzato infine nel letto di Caterina e rannicchiatosi sotto la coperta, egli le si stringeva contro tutto il corpo.”  

Sono parole talmente belle che andrebbero incise e illustrate per riviverle durante il percorso della “Via di Caterina” da Vinci a San Pantaleo.

L’augurio è che presto il Comune di Vinci veda il recupero del complesso storico di San Pantaleo come è avvenuto recentemente per la Villa nota come Baronti-Pezzatini, trasformata nel Centro Espositivo Leo-Lev.

Sulla storia della villa il professore Carlo Pedretti mi affidò alcune foto d’archivio e  notizie storiche che vale la pena di approfondire; ma sono certo che anche Nicola Baronti conosce il percorso storico di questo edificio che costituisce un’emergenza nel tessuto urbanistico della città di Vinci, e questo è un invito al dott. Baronti a raccontarlo a tutti noi.

Oreste Ruggiero

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