LETTERE DEL PRESIDENTE |11 | Grazie al Professore Carlo Pedretti la Pieve di San Gennaro si apre a nuove “scoperte”…

24 ноября 2020

Nella Pieve di San Gennaro, nella sacrestia c’è ancora affisso con cura, ben incorniciato e in uno stato di buona conservazione, un articolo del 1998 del professore Carlo Pedretti sull’Angelo di San Gennaro, appena un anno prima di quando a Superquark, ospite di Piero Angela, Carlo Pedretti annunciò al mondo l’attribuzione a Leonardo giovane della scultura in terracotta dell’Angelo Annunciante custodito nella Pieve di San Gennaro. 

Sono trascorsi oltre venti anni da quando Carlo Pedretti aspirava di vedere restaurata la scultura e, attraverso gli studi preliminari, smentire quanti anche a lui vicini ponevano il dubbio che potesse essere un’opera settecentesca, portati fuori pista da un “pesante” restauro settecentesco a seguito di una rottura accidentale dell’opera e la successiva ridipintura. 

Il restauro eseguito dallo storico Opificio delle Pietre Dure di Firenze ha sollevato ogni dubbio: “l’opera è del ‘400 o inizi ‘500 ed è di grandissimo pregio esecutivo e ricchezza di finiture”. Quindi il Professore aveva ragione: l’opera appartiene all’epoca di Leonardo! Che poi sia Leonardo giovane, maturo o altro autore, questo fa parte delle singole valutazioni e attribuzioni. Come del resto avviene per altre sculture, addirittura esposte con la didascalia “Leonardo da Vinci” a mio avviso molto meno armoniose e ricche di movimento in potenza e simbolismo di quanto lo sia il prezioso Angelo di San Gennaro, restaurato su finanziamento del Centro Leo-Lev ed ancora esposto nello stesso Centro in Piazza Carlo Pedretti di Vinci. 

Questa premessa intende rendere merito a Carlo Pedretti, per estendere tale merito anche al fatto di essersi occupato della Pieve di San Gennaro dove è emerso che, almeno dal 1646, l’Angelo Annunciante veniva presentato nella chiesa come gruppo scultoreo dell’Annunciazione assieme ad una preziosa Madonna del Parto, sicuramente vestita per trasformarla nel nuovo simbolismo di Maria Annunciata. 

Com’è noto il Centro Leo-Lev si è fatto promotore anche del restauro della Madonna del Parto che avviene presso lo stesso Centro di Vinci come momento didattico ed espositivo, che ci auguriamo dal prossimo 3 dicembre sia di nuovo visitabile. 

E’ ormai altrettanto noto che la Madonna è priva delle mani, probabilmente già in origine eseguite in legno e non in terracotta, oppure tagliate per consentirne la vestizione come Madonna Annunciata. Ed è stata proprio la ricerca delle mani lignee della Madonna negli spazi di deposito di San Gennaro che è emersa in quella Pieve una nuova opera preziosa. 

Grazie alla disponibilità e all’apertura all’arte e alla cultura del parroco Don Cipriano Mwiseneza la ricerca congiunta ha fatto sì che in una cassa depositata in un angolo delle soffitte non siano (ahimè) emerse le mani della Madonna ma (comunque) un Cristo ligneo: una particolarissima “deposizione” di insolita e rara bellezza. 

Il confronto è stato immediatamente esteso alla Soprintendenza di Lucca e Massa Carrara nella persona della Storica dell’arte Ilaria Boncompagni e del Direttore e Vicedirettore dei Beni Artistici e culturali della Curia di Lucca Monsignor Michelangelo Giannotti e Don Daniele Martinelli. Quindi siamo presumibilmente di fronte a un’importante opera d’arte, anche se l’intuizione, che portava sin dal primo impatto ad un’opera di fine ‘600, inizi ‘700, andava tutta confermata da una ripulitura da uno strato di accumulo polveroso di colore grigio scuro che ne impediva la percezione del pigmento e della materia. 

Come una sorta di miniera, San Gennaro ha dato vita anche a questa nuova sorpresa, di cui sembra non abbiano ricordo nemmeno i parrocchiani più anziani. Sono quindi da ringraziare, nei confronti di un altro recupero di un’opera d’arte del patrimonio nazionale: Don Cipriano per la sua apertura a salvaguardare, valorizzare e divulgare arte e bellezza; Ilaria Boncompagni che ha tempestivamente messo in atto le autorizzazioni per la salvaguardia e lo studio dell’opera. E un riconoscimento particolare a Monsignor Michelangelo Giannotti che con un entusiasmo coinvolgente ed esemplare, non solo ha seguito la movimentazione dell’opera con l’esperto del restauro ligneo, ma ha addirittura, come Cireneo senza esserne obbligato, voluto prendere personalmente di spalle l’opera per depositarla nel luogo dove, dopo decenni e decenni, ne verrà almeno interrotto il deperimento e, trovando le necessarie risorse, il restauro. 

Dopo le prime operazioni di messa in sicurezza in un ambiente idoneo ed i primi saggi per capire essenza e colore, senza spingersi in valutazioni che saranno confermate dagli studi successivi, è emerso il colore dello strato pittorico, probabilmente quello originario, la ricchezza dei particolari, la drammaticità dell’insieme e la cura nella rappresentazione pittorica del sangue di Cristo e delle ferite. 

Per aver aperto una luce da oltre venti anni su San Gennaro, grazie quindi al Professore e amico Carlo Pedretti le cui indicazioni di amore per l’arte ed il patrimonio, e non solo quello dei grandi luoghi alla ribalta della cronaca, il Centro Leo-Lev ha fatto e farà tesoro. 

Oreste Ruggiero 

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